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venerdì 6 aprile 2012

Individuo nella folla...il gregge

Gustave Le Bon é stato un antropologo francese che alla fine dell´800 con il libro "La psicologia delle folle" spiegó come l´individualita´si perda nella folla...dopo piu´di un secolo ne constatiamo l´attualita´e i danni che tale attitudine ha prodotto...

Di seguito un breve estratto dal primi capitolo...meditate




...

Dunque, annullamento della personalità cosciente, predominio della personalità incosciente, orientamento per via della suggestione e di contagio dei sentimenti e delle idee in un medesimo senso, tendenza a trasformare immediatamente in atti le idee suggerite: tali sono i principali caratteri dell'individuo nella folla. 

Egli non é più sé stesso, ma un automa diventato impotente a guidare la propria volontà

Per il solo fatto di far parte di una folla, l'uomo discende di parecchi gradi la scala della civiltà.
 

Isolato, sarebbe forse un individuo colto, nella folla è un istintivo, per conseguenza un barbaro. Egli ha la spontaneità, la violenza, la ferocia e anche gli entusiasmi e gli eroismi degli esseri primitivi. 

Si fa simile ad essi anche per la sua facilità a lasciarsi impressionare da
parole, immagini, e guidare ad atti che ledono i suoi interessi più evidenti. 

L'individuo della folla é un granello di sabbia in mezzo ad altri granelli di sabbia che il vento solleva a suo capriccio.
 

Ed é così che si vedono dei giurì emettere verdetti che ogni giurato, individualmente, disapproverebbe, delle assemblee parlamentari adottare leggi e provvedimenti che ognuno dei membri che le compongono, in particolare riproverebbe.

Presi separatamente, gli uomini della Convenzione erano dei borghesi, dalle pacifiche abitudini. Riuniti in folla, sotto l'influenza di qualche caporione, non esitavano a mandare alla ghigliottina gli individui più chiaramente innocenti, e contrariamente a tutti i loro interessi, essi rinunciavano alla loro
inviolabilità e si decimavano tra loro.
 

Non solo per gli atti l'individuo della folla differisce dal suo io normale. Ancor prima di aver perduto ogni indipendenza, le sue idee e i suoi sentimenti si sono trasformati a tal segno da cambiare l'avaro in prodigo, lo scettico in credente, l'onesto in delinquente, il codardo in eroe.
 

La rinuncia a tutti i suoi privilegi votata dalla nobiltà in un momento di entusiasmo nella famosa notte del 4 agosto 1789, non sarebbe stata certamente mai accettata da nessuno dei suoi membri preso isolatamente.
 

Dalle osservazioni precedenti, si conclude che la folla é sempre intellettualmente inferiore all'uomo isolato. 

Ma dal punto di vista dei sentimenti e degli atti che questi sentimenti
determinano, essa può, seguendo le circostanze, essere peggiore o migliore. 


Tutto dipende dal modo col quale essa é suggestionata

Questo é quanto hanno misconosciuto gli scrittori che hanno studiato le folle solo dal punto di vista criminale. Certo, spesso esse sono criminali, ma
di frequente anche eroiche. Facilmente sono condotte a farsi uccidere per il trionfo di una fede, di un'idea; vengono entusiasmate per la gloria e l'onore, si conducono quasi senza pane e senz'armi come nelle Crociate, per liberare dagli infedeli la tomba di un Dio, o, come nel 93, per difendere il suolo della patria.
 

Eroismi evidentemente un po' incoscienti; ma é con tali eroismi che si fa la storia. 

Se si dovessero mettere all'attivo dei popoli soltanto le grandi azioni freddamente ragionate, gli annali del mondo ne registrerebbero ben poche


Gustave La Bon, "La psicologia delle Folle", cap I









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