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mercoledì 27 giugno 2012

Il lavoro non é un diritto




Il lavoro non é un diritto dice il ministro Fornero? Embé ? qual´é il problema?

Addirittura  il piu´falso ed insignificante quotidiano italiano , la Repubblica.it, scrive a grandi colonne 

Fornero, gaffe sul diritto al lavoro 

 

Come sempre si deve partire dalla logica e dal linguaggio, cosa che un giornale dovrebbe sapere e dare per scontato, soprattutto se si ritiene di essere di rilevanza nazionale e di educare...

Il lavoro é un fattore originale di produzione, e come tale, non puo´essere un diritto !!! 

E´come dire che il trattore oppure il rame , anch´esso un fattore di produzione, e´un diritto !!!

Dire una cosa del genere significa essere totalmenti ignoranti non solo di economia, ma soprattutto dei fondamenti della logica e del saper pensare con chiarezza...e questa la dice lunga sulla decadenza della nostra cultura e non solo dei governanti e dei loro sacerdoti ( i mass media)...

Il lavoro come fattore di produzione é una categoria del mondo fisico, se vuoi, é l´energia "oggettiva" e "materiale" (delle braccia e della mente) che l´uomo combina insieme alla terra e ai beni capitali nel processo di produzione di beni e servizi e non ha niente a che fare con il diritto,ovvero una categoria "immateriale" dell´uomo nel processo di organizzazione della societa´che si é dato e che continuamente ahimé cambia (qua si dovrebbe parlare dei diritti universali...) !


Niente puo´essere piu´ "logicamente" diverso dal lavoro che il diritto, e non si dev´essere un economista oppure un sociologo per capirlo, basta utilizzare la logica ed il buon senso...cosi come ognuno di noi comprende come sia diverso un trattore dal diritto di ricevere l´interesse pattuito sul prestito concesso !

Il ministro Fornero ha detto un´ovvieta´e lo scandalo che si é creato la dice tutta sulla tragedia del nostro tempo...

 

 

 

 

 

 

 

5 commenti:

Vincenzo Sangiorgio ha detto...

Buongiorno collega (sono anche io ingegnere industriale processista),
nella diquisizione sui fattori della produzione questa mattina, sotto la doccia, mio frequente pensatoio, ho fatto una considerazione che forse non c'entra niente sulla questione diritto al lavoro ma c'entra sulla questione capitale/lavoro
Si dice che i fattori della produzione siano terra (risorse naturali), capitale e lavoro.
Laddove chiaramente le risorse naturali sono un fattore separato (salvo che per procurarsele non servano capitale e lavoro), la distinzione tra capitale e lavoro non ha, a mio avviso senso.
Il capitale deriva dall'esecuzione anticipata, rispetto al momento della produzione finale, di lavoro e dall'accumulazione di quanto realizzato con questo lavoro.
Insomma, il contadino lavora in più prima per costruirsi (acquistare) un aratro migliore grazie al quale riduce il lavoro successivo o ne aumnenta la resa.
Il capitale è lavoro anticipato o anche, lo stesso, il lavoro è capitale differito.
Per tale ragione capitale e lavoro andrebbero trattati allo stesso modo, in particolare per quanto riguarda la remunerazione, fatto salvo il tasso di interesse.
Detto altrimenti il capitale di una impresa, quello inziale proveniente dall'esternno dell'impresa, andrebbe remunerato ad un tasso pari a quello naturale di interesse, incluso il fattore rischio in quanto rappresentante solo il, dilazionamento della retribuzione di un lavoro già eseguito. Laddove questa remunerazione eccedesse questo valore, il tasso di interesse, e quindi il "lavoro precedente" venisse man mano retribuito, progressivamente essa dovrebbe andare calando fino a zero poiché a quel punto il fornitore del capitale iniziale avrà visto completamente retribuito il suo lavoro precedente. Ovviamente lo stesso varrà per nuovi apporti di capitale esterno mentre invece, gli apporti generati dall'impresa stessa (gli utili reinvestiti)andrebbero retribuiti in funzione del lavoro, precedente o attuale, presente in impresa al momento della generazione di quei nuovi capitali.
Un saluto

Antonio Manno ha detto...

Caro Vincenzo, il capitale é un concetto diverso dal bene capitale. Il capitale é il risparmio accumulato e non speso che serve a creare il bene capitale (che serve, come dici tu ad aumentare la produttivita´). Il lavoro é un fattore originario di produzione (come la terra) per differenziarlo da un fattore di produzione come il bene capitale che viene a sua volta prodotto dai fattori originari di produzione. La teoria del capitale é spiegata dal grande economista austriaca Bohm Bawerk con l´omonimo libro

Vincenzo Sangiorgio ha detto...

E' il risparmio cosa è se non il frutto di lavoro? All'origine c'era solo il lavoro e nessun capitale/bene capitale.
Adamo ed Eva lavorarono, non consummarono, ma misero da parte il frutto del loro lavoro per riutilizzarlo in un momento successivo, ovvero lavorarorono non pre raccogliere mele (che poi ci rimettevano pure) ma per fare un aratro.
Capitale, bene capitale e lavoro sono sempre la stessa cosa

Antonio Manno ha detto...

Esatto Vincenzo, il risparmio ovvero il capitale é il frutto del lavoro non consumato.
Il bene capitale e´invece necessariamente uno "strumento" fatto dall´unione di lavoro e terra. E´evidente pero´che il bene capitale puo´essere creato solo se qualcuno ha accumulato "i mezzi di sussistenza" (il risparmio, se vuoi il capitale)necessari alla costruzione dello stesso. Ovviamente aggiungendoci del tempo

Vincenzo Sangiorgio ha detto...

Ora che ci siamo chiariti sul significato dei termini, vorrei portare il ragionamento su un altro piano.
Mettiamo che io crei un'azienda, affidando il compito di gestirla a un terzo, mettendoci dentro 100000 euro che ho risparmiato (ovvero compenso non consumato per un lavoro già svolto). In altre parole sto mettedo dentro all'azienda un tot di ore (parecchie) mie di lavoro passato.
Quanto è giusto che esse vengano retribuite, ovvero quanto dell'utile mi spetterà ogni anno?
Secondo me, mi spetta un qualcosa tipo il 5-10 % annuo di 100000 euro (dipende dal rischio) e niente di più dal momento che, una volta creata l'azienda, non lavorandoci, io non vi apporto nessun nuovo lavoro. E se l'azienda venisse venduta io avrei il diritto solo al recupero dei 100000 euro stante che l'ulteriore valore è stato creato da chi nell'azienda vi ha lavorato.
Chiramente il discorso cambia se lavoro in azienda, ma a quel punto la retribuzione che percipisco è proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto